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Aggiornato: 45 min 23 sec fa

Giornata internazionale dell’alimentazione 16 ottobre: #sprecozero

59 min 35 sec fa

Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU – Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani in occasione della Giornata internazionale dell’alimentazione 2019 (16 ottobre), proposta dai paesi membri della FAO durante la 20° Conferenza Generale dell’Organizzazione nel novembre 1979 per ricordare la data inerente alla fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a favore dell’alimentazione e dell’agricoltura, comunemente conosciuta come FAO, istituita a Québec (Canada) il 16 ottobre 1945, intende sottolineare l’importanza di una corretta alimentazione ai fini non solo del benessere della persona, ma anche per un’efficace consumo ecosostenibile delle risorse ambientali e per una redistribuzione del cibo più responsabile e solidale.

È risaputo che gli sprechi alimentari in Occidente siano abissali: tonnellate di alimenti vengono sprecati quotidianamente nelle mense, nei ristoranti, nei supermercati; tale problema riguarda anche la scuola: “l’indagine Reduce del 2019 ha calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto”.

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani ritiene fondamentale avviare programmi di sensibilizzazione tra gli studenti, utilizzando anche le piattaforme digitali creando applicazioni per l’uso consapevole degli alimenti ondo scongiurare sovrappeso e spreco.

Il tema promosso dalla FAO quest’anno è “Un’alimentazione sana per un mondo #famezero”, avviando delle campagne opportune negli istituti di ogni ordine e grado, mediante concorsi, contributi di medici / nutrizionisti, produzione di elaborati originali degli studenti, confidiamo di poter contribuire ad un ridimensionamento del fenomeno rilevato. Il lancio dell’hashtag #sprecozero potrebbe partire dai social network delle singole scuole, e, con la supervisione dei docenti, si potrebbe realizzare una rete virtuale dove confrontarsi tra giovani per proporre soluzioni e “comportamenti virtuosi” adottati.

“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo.” (Ippocrate di Coo)

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Concorsi, chi non raggiunge 7/10 alla prova scritta dello straordinario finisce nel calderone di quello ordinario. Lettera

1 ora 3 min fa

Le scrivo perché , secondo me, ancora una volta la questione del precariato storico è stata affrontata in maniera poco consona, e mi riferisco in particolar modo ai concorsi di reclutamento, i cui bandi, almeno da quel che si legge dai giornali, dovrebbero uscire in questi mesi.

Il concorso straordinario, che in parte prevede ciò che era stato parzialmente annunciato prima di agosto con un patto firmato dai sindacati e dall’ ex ministro dell’istruzione Bussetti, presenta dei punti negativi a mio avviso per il precariato storico: 24.000 docenti da ammettere tra le fila dei vincitori, quando invece, come lei ben sa, i precari storici sono più del doppio, con una prova di cui ancora poco si sa, la computer based, e che comunque, inevitabilmente, comporterà l’esclusione di tanti colleghi e come lei ben potrà immaginare, non solo per la componente merito, anzi.

Lei ha spesso affermato che nella sua carriera ha dovuto emigrare, per poter insegnare e quindi trovare finalmente una gratificazione ai tanti anni di esperienza. Ha sempre puntualizzato che i sacrifici fatti sul campo spesso in Italia non vengono valorizzati.

Con il concorso straordinario, e di seguito con quello ordinario, verranno tagliati fuori migliaia di docenti che hanno insegnato per anni e anni nella scuola pubblica italiana, hanno firmato pagelle, diplomi, fatto esami, hanno insomma lavorato affinché la scuola pubblica andasse avanti in tutti questi anni, al pari di tanti colleghi abilitati e stabilizzati.

Perché adesso disattendere quelle premesse pattuite già prima di agosto, ovvero per esempio la valorizzazione di tali profili attraverso dei PAS?

Perché puntare subito a questi concorsi che , come dicevo prima, inevitabilmente porteranno ad un notevole numero di “esodati”,i precari storici, scavalcati poi da giovani laureati che , col concorso ordinario, senza aver mai insegnato un anno, senza aver toccato con mano la scuola pubblica italiana, riusciranno invece a raggiungere il traguardo della stabilizzazione?

Valorizzare l’esperienza, veniva affermato. Bene, ma così ne esce fuori un reclutamento con molti punti iniqui. Pensiamo ad esempio anche al punto in cui se col concorso straordinario un precario storico non riuscisse , benché idoneo, ad entrare fra i vincitori che completeranno poi l’anno di abilitazione. Il decreto per ora recita che tali idonei potranno completare l’anno di abilitazione, se e solo se, avranno conseguito i 24 CFU e un contratto di supplenza annuale in essere, cioè fino al 30/06/2020. Non le sembra che a quel precario storico stiamo dicendo che “la sua esperienza” in realtà passa in secondo piano in tal senso?

On. Ministro Fioramonti, confido nel buonsenso di una persona quale lei, che ha alle spalle sacrifici, formazione ed esperienze sul campo e all’estero, per rivedere tale forma di reclutamento. Confido nel fatto che non disattenda le giuste osservazioni fatte da tanti colleghi di 3a fascia sulla valorizzazione dei loro anni.

Chi le scrive, oltre ad una laurea con cui ha potuto svolgere in questi anni lo stesso, identico , lavoro di colleghi stabilizzati nella scuola, ha inoltre un dottorato di ricerca, altro tema spinoso in Italia, con vari anni di esperienza all’estero, sia per quanto riguarda la ricerca che la didattica. In questi 7 anni di esperienza personale nella scuola pubblica italiana, in una sola occasione, nell’a.s. 2014/2015, mi si è presentata l’opportunità di “abilitarmi” come docente , ovvero con il concorso TFA 2014/2015 appunto. In 7 anni, solo un’opportunità per la III fascia.

On.Ministro Fioramonti, riveda davvero il sistema di reclutamento italiano, ma innanzitutto, ridia dignità e vero valore ai tanti anni di esperienza nella scuola pubblica italiana. Non abbandoni me e tanti colleghi come me di III fascia – mi lasci passare questo termine- “gettandoci” in un unico calderone assieme ad aspiranti docenti che ancora non hanno svolto la gavetta pluriennale quale quella dei docenti di III fascia attuali.

Cordialmente

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Sostituzione DSGA: come individuare il supplente fra più aspiranti Assistenti Amministrativi. La retribuzione

1 ora 19 min fa

Un nostro lettore chiede

Vorrei sapere a chi spetta sostituire il dsga tra prima e seconda posizione. E se chi ha la prima e la seconda posizione può essere inserito tra gli incarichi specifici o avere funzioni aggiuntive. Grazie Antonio Oliva

di Giovanni Calandrino – In caso di assenza del DSGA, il sostituto è l’assistente amministrativo titolare della II posizione economica, in quanto risorsa interna tenuta alla supplenza del DSGA (art. 2 sequenza contrattuale 25.7.2008).

Nel caso di assenza anche di quest’ultimo o di mancanza di titolari di II posizione, il Dirigente Scolastico verifica la disponibilità ad assumere le funzioni di DSGA nei confronti degli assistenti amministrativi titolari della I posizione economica.

Fatta questa doverosa premessa sottolineo che, in caso di più assistenti amministrativi titolari di II posizione economica disponibili alla sostituzione del DSGA assente, i criteri e le modalità di attribuzione dell’incarico sono comunque disciplinate dalla contrattazione di istituto, genericamente l’incarico va attribuito al dipendente che è in possesso di:

1. formazione specifica;
2. competenze certificate in relazione ai compiti;
3. possesso di esperienze documentabili nei medesimi compiti;
4. titoli culturali.

Retribuzione per sostituzione DSGA per l’intero anno scolastico:

Sempre più spesso l’Assistente Amministrativo è chiamato a sostituire il Direttore SGA per l’intero anno scolastico, i compensi per gli assistenti amministrativi che ricoprono questo incarico sono:

  1. indennità di funzioni superiori in misura pari alla differenza tra il trattamento previsto per il Direttore dei servizi generali e amministrativi a livello iniziale della posizione economica e quello complessivamente in godimento dall’Assistente Amministrativo incaricato (art. 1 commi 44 e 45 L. 228/2012, legge di stabilità 2013 che richiama l’art. 52 c. 4 del D. Lgs. 165/2001).

Il vigente trattamento economico iniziale del DSGA in vigore dal 1° aprile 2018 (CCNL 19/4/2018) è pari ad una retribuzione tabellare annua di € 22.994,65, cui aggiungere la 13ma mensilità (Tab. C1– scuola allegata al citato CCNL).

Dall’importo sopra citato va detratto il trattamento economico complessivamente in godimento dall’Assistente Amministrativo per il quale, quindi, si considera la posizione stipendiale maturata (anzianità di servizio) alla quale eventualmente aggiungere il corrispettivo della prima o seconda posizione economica (rispettivamente € 1.200,00 o € 1.800,00 annui). La posizione stipendiale maturata è quella risultante dalle Tabelle allegate al CCNL del 19/4/2018.

L’indennità di funzioni superiori viene corrisposta dal MEF su partita di spesa fissa nei casi in cui ricorre la condizione di erogazione. Pertanto, il decreto di utilizzazione in funzioni superiori va inviato al MEF.

  1. indennità di direzione che viene corrisposta in base al combinato disposto degli artt. 56 comma 1, 88 comma 2 lett. i) del CCNL 29/11/2007 e dell’art. 3 comma 2 della sequenza contrattuale del 25/7/2008. All’indennità di direzione determinata con la nuova Tabella di cui al citato art. 3 comma 2 della sequenza contrattuale 25/7/2008 deve essere detratto il compenso individuale accessorio (CIA) in godimento dell’Assistente Amministrativo (art. 88 comma 2 lett. i) del CCNL 29/11/2007).

Si fa presente che la quota base dell’indennità di direzione in parola, così come il compenso individuale accessorio (CIA), sono stati incrementati dall’art. 38 del CCNL 19/4/2018, con decorrenza dal 1° marzo 2018. Per i Direttori SGA l’incremento è pari ad € 78,00 annui (Tab. E1.2 del citato CCNL), mentre il compenso individuale accessorio per gli Assistenti Amministrativi è stato incrementato di € 9,20 mensili (Tab. E1.3 del citato CCNL).

In sintesi la quota annua base dell’indennità di direzione è ora pari ad € 1.828,00 (€ 1.750,00 + € 78,00), mentre il compenso individuale accessorio è ora pari ad € 73,70 mensili (€ 64,50 + € 9,20) che calcolato su base annua corrisponde ad € 884,40. Pertanto, la differenza tra € 1.828,00 meno € 884,40 dà un risultato su base annua di € 943,60 (quota base annua da corrispondere all’Assistente Amministrativo). A questa quota vanno aggiunti gli elementi di complessità riportati nella Tabella di calcolo della quota variabile (art. 3 comma 2 sequenza contrattuale del 25/7/2008). In tutti i casi si considera l’importo di € 30,00 per ogni dipendente in organico di diritto per il personale ATA e in organico dell’autonomia per il personale docente.

L’indennità di direzione spetta, con le stesse modalità di calcolo sopra evidenziate, anche all’Assistente Amministrativo che sostituisce temporaneamente il Direttore SGA. L’indennità di direzione viene corrisposta agli aventi titolo a carico del fondo dell’istituzione scolastica.

DSGA, chi è obbligato a sostituirlo in caso di assenza. Tutte le info

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Ferie come permessi personali e familiari: Dirigente non può negarle. Sentenza

1 ora 21 min fa

Dopo la recente sentenza del tribunale di Velletri  questa volta tocca al tribunale di Milano.

I FATTI

La docente nel novembre 2018 richiede i primi 3 giorni di permesso retribuito autocertificandone i motivi da fruire dal 19 al 21 dicembre. Agli inizi di dicembre fa richiesta di un ulteriore giorno di assenza attingendo ai 6 giorni di ferie e facendo partire l’assenza dal 18 dicembre e quindi “attaccando” questo ulteriore giorno ai 3 giorni già precedentemente richiesti. Mentre per il 17 dicembre avrebbe fruito di un giorno di malattia per visita specialistica.

LA DIRIGENTE

Il giorno 13 dicembre la dirigente invia comunicazione alla docente asserendo di non voler “concedere” il giorno 18 dicembre (quindi uno dei 6 giorni di “ferie” da fruire come permessi ulteriore ai primi 3 giorni di permesso) motivando la non concessione con le esigenze della scuola in prossimità delle Festività natalizie per cui era impossibile garantire il regolare funzionamento dell’attività didattica.

La docente, coerentemente con la norma e ritenendo che anche il giorno di ferie, al pari dei primi 3 giorni, sia un diritto soggettivo, si assentava ugualmente dal 17 dicembre avendo prodotto regolare comunicazione e motivazioni.

Il 20 dicembre la dirigente avvia un procedimento disciplinare nei confronti della docente per l’assenza ingiustificata del 18 dicembre e il 14 febbraio 2019 irroga la sanzione disciplinare.

IL GIUDICE

Annulla la sanzione e condanna l’Amministrazione al pagamento di 700 euro.

Nelle motivazioni il giudice non fa altro che “leggere” il Contratto Scuola e in particolare l’art. 15 comma 2 in combinato con l’art. 13 comma 9 in cui è chiaramente scritto che anche i 6 giorni di ferie possono essere fruiti come permesso e che, al pari dei primi 3 giorni di permesso retribuito,  sono sottratti alla discrezionalità del dirigente per cui non è possibile negarli neanche per “ le esigenze della scuola”.

IL COMMENTO

La cosa sicuramente interessante e che va sottolineata è che al pari della sentenza di Velletri sopra richiamata anche questa del tribunale di Milano è successiva al 2012 ovvero dopo l’entrata in vigore della legge 228/2012 (legge di stabilità per il 2013) la quale sia per l’ARAN che per l’Avvocatura dello stato, e naturalmente su questa scia per molti dirigenti “autonomi”, è ritenuta di rango superiore ad un contratto di lavoro.

Ricordiamo infatti che sia l’ARAN che successivamente l’Avvocatura dello Stato  ritengono che “l’intento del legislatore di innovare la disciplina convenzionale posta dal CCNL di comparto, il quale, come detto, prevede, all’art 15 comma 2, la fruizione di ferie, concesse per oggettive e documentate necessità anche con oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.  Ebbene, la legge 228/2012 certamente prevale sulla difforme contrattazione collettiva, in quanto, in disparte le evidenti ragioni di carattere sistematico attinenti alla gerarchia delle fonti, la medesima legge espressamente prevede (comma 56) che dal 1 settembre 2013 devono essere disapplicate tutte  le clausole contrattuali contrastanti . “

Purtroppo omettono (volutamente?) che il decreto legislativo n. 75/2017 ha modificato il Testo Unico (n. 165/2001) e all’art 2, comma 2 così recita:
“I rapporti di lavoro (…) …eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che introducono o che abbiano introdotto discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate nelle materie affidate alla contrattazione collettiva ai sensi dell’art 40, comma 1 e nel rispetto dei principi stabiliti dal presente decreto, da successivi contratti o accordi collettivi nazionali e, per la parte derogata, non sono ulteriormente applicabili”.

Tale modifica ha eliminato quindi di fatto ciò che il decreto Brunetta aveva stabilito ovvero che la legge non poteva essere derogata da un Contratto.

E che l’art. 1 comma 10 del nuovo CCNL 2016-18 ridà sostanzialmente vita a tutti gli artt. del CCNL 2006-09 non disapplicati, derogati o modificati dal nuovo CCNL.

Ma su questo argomento è comunque anche utile dire che in verità la legge di stabilità per il 2013 non entra neanche in merito ai 6 giorni di ferie da fruire come permessi e non entra altresì in merito alla discrezionalità o meno del dirigente di concederli, per cui su questo aspetto si continua a dare una interpretazione fantasiosa e di “convenienza” della legge e nello stesso tempo si continua a non rispettare il Contratto.

La conclusione quindi unanime, sia dei sindacati ma anche dei giudici a cui i docenti (purtroppo) devono su questa materia ricorrere sempre più spesso, è che i giorni di ferie utilizzati come permessi retribuiti non trovano limite se non nel fatto nel periodo che trattasi di 6 giorni fruibili anche nelle giornate in cui si svolgono le lezioni: una volta richiesti a tale titolo, infatti, non costituiscono più giorni di ferie ma giorni di permesso, e in quanto tali, pur sottratti al monte complessivo delle ferie fruibili annualmente da parte del personale docente, sono soggetti al regime giuridico dei permessi retribuiti.

Pertanto, anche per questi giorni esiste un diritto soggettivo del dipendente che esula dalla discrezionalità del dirigente e dalle eventuali ragioni organizzative addotte dalla scuola.

Leggi la sentenza

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Graduatorie di istituto seconda e terza fascia, cambio provincia 2020 e punteggi

1 ora 28 min fa
Graduatorie di Istituto

Comprendono tre fasce

I FASCIA comprende i docenti iscritti a pieno titolo o con riserva nelle GaE (aggiornata nel 2019)
II FASCIA comprende i docenti abilitati  non inseriti nelle GaE o ivi presenti con riserva
III FASCIA comprende i docenti non abilitati in possesso del titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento

Le graduatorie di istituto vengono utilizzate dai Dirigenti Scoalstici per

  • supplenze annuali o fino al termine delle attivita didattiche per la copertura delle cattedre e posti d’insegnamento vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, che rimangano presumibilmente tali per tutto l’anno scolastico, non coperte dall’Ufficio scolastico territoriale a causa dell’esaurimento della corrispondente graduatoria;
  •  supplenze temporanee per la sostituzione di personale temporaneamente assente;
  •  supplenze per la copertura di posti divenuti disponibili dopo il 31 dicembre.

Titoli di accesso all’insegnamento

Possibili nuovi inserimenti?

La normativa, ad oggi dice di sì per la seconda fascia e di no per la terza. Numerose le richieste da parte dei docenti per effettuare la riapertura. Tutto dipenderà anche dall’avanzamento dei concorsi – straordinario e ordinario – ma certamente buon senso ci induce a dire che la riapertura sarebbe auspicabile, alla luce del numero di supplenze assegnate quest’anno con domanda di messa a disposizione.

I docenti già inseriti chiedono inoltre di poter aggiungere nuove classi di concorso non presenti nel 2017, per allargare le possibilità di supplenza.

Possibile il cambio provincia per docenti già inseriti?

Sì. Sicuramente per docenti inseriti solo in seconda e/o terza fascia.

I docenti inseriti anche in prima fascia – che è stata aggiornata quest’anno – dovranno invece rispettare la provincia in cui compaiono per questa fascia.

I punteggi

I punteggi saranno quelli maturati alla data di scadenza di presentazione della domanda. Non sappiamo se saranno cambiate le tabelle di valutazione dei titoli (i 24 CFU non danno punteggio, ad esempio).
Riproponiamo al momento quelle del 2017

Tabella titoli II fascia Tabella titoli III fascia

 

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Concorso straordinario secondaria, docenti ITP partecipano con diploma e tre anni di servizio

1 ora 28 min fa
I requisiti di accesso
  • titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento
  • tre anni di servizio svolti tra l’a.s 2011/12 e l’a.s. 2018/19 nelle scuole statali secondarie su posto comune o di sostegno, di cui uno specifico per la classe di concorso richiesta.
Per la partecipazione al concorso per i posti di sostegno è necessario essere in possesso della relativa specializzazione.

Il servizio è considerato valido se prestato come insegnante di sostegno oppure in una classe di concorso.

Ciascun docente può partecipare in una sola regione e per una sola procedura (sostegno o posto comune).

Gli ITP partecipano con diploma più tre anni di servizio

Per i docenti ITP (Insegnanti tecnico pratici) il requisito di accesso  è diploma di scuola secondaria più i tre anni di servizio.

Il testo del decreto afferma infatti “fermo restando quanto previsto dall’art. 22 comma 2 del decreto legislativo n. 59/2017”, ossia il diploma per gli ITP rimane titolo di accesso ai concorsi fino al’a.s.  2024/25.

Il diploma deve essere conforme alla tabella B del DPR 19/2016 come modificato dal dm n. 259/2017.

Servizio su sostegno o classe di concorso

Come per gli altri docenti, il servizio nei tre anni di riferimento  – dal 2011/12 al 2018/19 – può essere stato prestato su sostegno o posto comune.

Naturalmente i docenti ITP possono partecipare solo per classi di concorso della scuola secondaria o posti di sostegno, se in possesso della relativa specializzazione (o in procinto di acquisirla con TFA sostegno IV ciclo).

Classi di concorso ad esaurimento

Si potrà partecipare per classi di concorso ad esaurimento?

Su questo il decreto non dice nulla, né nulla emerge dalla relazione illustrativa. Bisognerà attendere il bando.

Posti a disposizione

Sono previsti 24.000 posti, da suddividere tra posto comune e sostegno.

Il concorso sarà bandito per le regioni, classi di concorso e tipologie di posti per le quali si prevede che vi siano, negli anni scolastici dal 2020/21 al 2022/23 posti vacanti e disponibili.

La graduatoria di merito che scaturirà dal concorso sarà comunque ad esaurimento e potrà essere utilizzata – secondo le norme previste per le assunzioni a tempo indeterminato – anche dopo l’a.s. 2022/23.

Ciascun docente, se ha i titoli di accesso, può partecipare sia al concorso straordinario sia al concorso ordinario.

Le prove e programmi Preparati al concorso con il corso di Orizzonte Scuola per rientrare nei 24mila posti disponibili

Il concorso prevede

  • prova scritta selettiva computer based con quesiti a risposta multipla da superare con 7/10. La prova riguarda il programma di esame previsto per la prova dei concorsi per la scuola secondaria banditi nel 2018.
  • graduatoria con punteggio prova scritta + titoli
  • immissione in ruolo e anno di prova per  24.000 posti
  • conseguimento dei 24 CFU (se non posseduti) con oneri a carico dello Stato
  • prova orale da superarsi con 7/10
  • conseguimento dell’abilitazione a fine anno prova

I docenti idonei che supereranno la prova scritta con 7/10 ma non rientreranno nei 24.000 posti potranno conseguire l’abilitazione:

  • se hanno una supplenza al 30 giugno o 31 agosto nelle scuole statali
  • conseguono i 24 CFu
  • Superano la prova orale selettiva

N.B. Il decreto deve ancora essere sottoposto alla discussione parlamentare, per cui potrà subìre delle modifiche prima della trasformazione in Legge.

Scarica il testo del decreto

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Bonus 500 euro docenti 2019/20, non cambia l’elenco di cosa si può acquistare

1 ora 29 min fa

L’indirizzo della piattaforma è http://cartadeldocente.istruzione.it/, per l’iscrizione è necessario che il docente sia munito di codice SPID.

Il bonus dell’a.s. 2019/20 è cumulabile con eventuali somme residue dell’a.s. 2018/19 e sarà spendibile fino al 31 agosto 2021.

Sono ancora numerose le domande in merito. Purtroppo il Miur non ha mai aggiornato l’elenco dei beni e servizi acquistabili, nonostante le numerose richieste da parte degli insegnanti.

Ricordiamo che i docenti potranno utilizzare i buoni per:

  • l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale;
  • l’acquisto di pubblicazioni e di riviste utili all’aggiornamento professionale;
  • l’acquisto di hardware e software;
  • l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’Istruzione;
  • l’iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale;
  • l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
    l’acquisto di biglietti di musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.
Le FAQ del Miur

1. La Carta del Docente consente “l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale” (legge 107/2015, art. 1, comma 121). Questi acquisti devono essere attinenti alle discipline insegnate dal docente (ad esempio: un docente di matematica può utilizzare il bonus per l’acquisto di un romanzo) ?

L’acquisto di libri, pubblicazioni e riviste, anche in formato digitale, non deve essere necessariamente attinente alla disciplina insegnata, così come previsto dalla legge 107/2015 (art. 1, comma 7), che riconosce fondamentale la formazione professionale del docente nel quadro degli obiettivi formativi, che riguardano competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità.

2. La Carta del Docente consente “l’acquisto di hardware”: vi rientrano anche smartphone, tablet, stampanti, toner, cartucce e pennette USB?

La Carta del Docente permette “di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali” (art. 1, comma 121, legge 107/2015). Di conseguenza, personal computer, computer portatili o notebook, computer palmari, tablet rientrano nella categoria degli strumenti informatici che sostengono la formazione continua dei docenti. Altri dispositivi elettronici che hanno come principale finalità le comunicazioni elettroniche, come ad esempio gli smartphone, non sono da considerarsi prevalentemente funzionali ai fini promossi dalla Carta del Docente, come non vi rientrano le componenti parziali dei dispositivi elettronici, come toner cartucce, stampanti, pennette USB e videocamere.

3. Quali sono i software acquistabili con il Carta del Docente?

Vi rientrano tutti i programmi e le applicazioni destinati alle specifiche esigenze formative di un docente, come ad esempio programmi che permettono di consultare enciclopedie, vocabolari, repertori culturali o di progettare modelli matematici o di realizzare disegni tecnici, di videoscrittura e di calcolo (strumenti di office automation). Questi programmi sono quindi compresi nella Carta del Docente.

4. Rientra nella Carta del Docente anche un abbonamento per la linea di trasmissione dati ADSL?

No, in quanto l’ADSL è una tecnologia di trasmissione dati utilizzata per l’accesso alla rete Internet. Non è quindi un software destinato alle specifiche esigenze formative di un docente. Non vi rientrano neppure il pagamento del canone RAI o la Pay tv.

5. La Carta del Docente può essere usata per “l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale”. Dove posso trovare l’elenco degli enti accreditati per la formazione personale docente aggiornato?

L’elenco degli enti accreditati per la formazione del personale docente è consultabile sul sito internet del MIUR al seguente link:
http://archivio.pubblica.istruzione.it/dg_pers_scolastico/enti_accreditati.shtml

6. Con la Carta del Docente si può seguire un corso on line?

Sì, se svolto da università, consorzi universitari e interuniversitari, Indire, Istituti pubblici di ricerca o altri enti accreditati dal Miur così come previsto dall’art.1 comma 2 della Direttiva Miur 90/2003.

7. Posso utilizzare il bonus o parte di esso per seguire un corso di laurea o un master universitario, o corsi universitari destinati alla formazione dei docenti?

Sì. Posso seguire ogni tipologia di corso organizzato da Università o da Consorzi universitari e interuniversitari (corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, corsi post lauream o master), come anche un corso destinato specificamente alla formazione degli insegnanti, purché inerente al mio profilo professionale, in quanto la Direttiva del Miur 90/2003 considera le Università, i Consorzi universitari e interuniversitari e gli Istituti pubblici di ricerca “Soggetti di per sé qualificati per la formazione del personale della scuola” (art. 1, comma 2).

8. Posso usare il bonus o parte di esso per un corso per lo studio di una lingua straniera all’estero?

Sì, purché il corso venga erogato da uno dei soggetti di per sé qualificati per la formazione nella scuola, ovvero dagli “Enti culturali rappresentanti i Paesi membri dell’Unione Europea, le cui lingue siano incluse nei curricoli scolastici italiani”, ai sensi della Direttiva del Miur 90/2003, art. 1, comma 2.

9. Con la Carta del Docente posso sostenere l’esame di certificazione di una lingua straniera?

Sì, purché l’esame sia promosso da uno degli Enti certificatori delle competenze in lingua straniera del personale scolastico, che è possibile consultare al seguente link

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dg-personale-scolastico/enti-certificatori-lingue-straniere

10. La Carta del Docente può essere usata per assistere a “rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo”. Queste manifestazioni culturali sono generiche o devono essere attinenti alla materia insegnata? (ad esempio: un docente di italiano può utilizzare il bonus per visitare un museo scientifico?)

Le rappresentazioni cinematografiche, l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo non devono essere necessariamente attinenti alla disciplina insegnata, in quanto la formazione professionale del docente riguarda competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità.

11. Si può utilizzare il bonus o parte di esso per l’acquisto di titoli di viaggio per la partecipazione a eventi o per viaggi culturali?

No, potranno essere rimborsati solo i biglietti per le “rappresentazioni teatrali e cinematografiche” e quelli per “l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo”.

12. Con la Carta del Docente posso seguire un corso di formazione organizzato dalla mia o da altre scuole?

Sì, purché coerente “con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione” (legge 107/2015, art. 1, comma 121), in quanto “Le istituzioni scolastiche singole o in rete e/o in consorzio possono […] proporsi come Soggetti che offrono formazione sulla base di specifiche competenze e di adeguate Infrastrutture” (Direttiva del Miur 90/2003, art. 1, comma 3).

13. Posso contribuire con una parte o con l’intero bonus della mia Carta del Docente all’acquisto di strumentazioni elettroniche digitali che migliorino la sperimentazione didattica multimediale della mia scuola, come per esempio una LIM, o la sperimentazione didattica in generale, come ad esempio libri, riviste o materiale didattico per la biblioteca scolastica?

Sì. Anche l’impiego diretto del bonus o di parte di esso per la sperimentazione didattica rientra nell’organizzazione delle “attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione”.

14. Posso contribuire con una parte o con l’intero bonus della mia Carta del Docente a realizzare un corso insieme ad altri docenti esterno al piano di formazione della mia scuola?

Sì. Anche in questo caso si ricorda che va valorizzata la formazione professionale del docente, non solo in rapporto al piano dell’offerta formativa della singola scuola, ma anche in riferimento a competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità, che saranno descritte e individuate nel prossimo piano nazionale per la formazione.

15. Un insegnante di laboratorio di informatica che voglia utilizzare una stampante 3D per migliorare il suo insegnamento, può utilizzare il bonus della carta del docente? 

Si, in quanto il dispositivo consente di sperimentare modelli didattici innovativi, in linea con le finalità della formazione e dell’aggiornamento professionali.

16. Un insegnante di musica può utilizzare il bonus o parte di esso per l’acquisto di uno strumento musicale?
Si, purchè lo strumento musicale sia strettamente correlato alle iniziative individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa e del piano nazionale di formazione di cui all’art.1 comma 121 della Legge n.107/2015. In questo caso infatti l’acquisto dello strumento è finalizzato a migliorare le competenze specifiche del docente in relazione all’indirizzo della scuola e rientra pertanto nelle finalità formative previste dalla norma.

17. Il bonus di 500 euro può essere utilizzato da un docente di scienze motorie per pagare la quota associativa ad associazioni sportive per corsi inerenti attività sportive federali?
Non è possibile utilizzare il bonus per la quota associativa ma è possibile per i corsi inerenti attività sportive federali che sono finalizzati alla formazione e all’aggiornamento delle professionalità del docente.

18. E’ possibile utilizzare il bonus per acquistare le componenti hardware necessarie ad assemblare un PC completo?
Si, è possibile.

Qui la guida, realizzata dalla prof.ssa Giovanna Onnis, su: generazione buoni, come e dove spenderli

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Concorso straordinario secondaria, servizio tre anni su sostegno valido per l’accesso?

1 ora 53 min fa
I requisiti generali di accesso
  • titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento
  • tre anni di servizio svolti tra l’a.s 2011/12 e l’a.s. 2018/19 nelle scuole statali secondarie su posto comune o di sostegno, di cui uno specifico per la classe di concorso richiesta.

Per la partecipazione al concorso per i posti di sostegno è necessario essere in possesso della relativa specializzazione.

Ciascun docente può partecipare in una sola regione e per una sola procedura (sostegno o posto comune).

Il servizio – si legge all’art. 1 comma 6 del decreto – è considerato valido se prestato come insegnante di sostegno oppure in una classe di concorso.

Es. se un docente ha prestato due annualità di servizio su classe di concorso e uno su sostegno, raggiunge i requisiti di accesso al concorso straordinario.

Ma se un docente ha prestato tre anni di servizio può accedere al concorso? 

Secondo l’interpretazione letterale del passaggio, sì.

Interpretazione avvalorata dalla relazione illustrativa al decreto, in cui si legge “Il concorso straordinario, pur aperto ai docenti di ruolo che posseggano i requisiti, ha il fine di ridurre il ricorso ai contratti a tempo determinato nelle predette istituzioni, favorendo l’immissione in ruolo di chi abbia raggiunto 3 anni di anzianità di servizio“.

Pertanto il requisito è: 3 anni di anzianità di servizio, quello oltre il quale la direttiva comunitaria impone un risarcimento per abusiva reiterazione dei contratti.

Come si conta l’annualità di servizio

Si fa riferimento all’art. 11 comma 14 della legge 124/99: ossia si considera anno di servizio intero se prestato per almeno 180 giorni oppure se prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale.

Quale classe di concorso per docente con tre anni di servizio su sostegno

A nostro parere – ma il bando sarà sicuramente più specifico su questo – bisognerà rispettare la classe di concorso da cui è scaturita la nomina su sostegno.

N.B. Lungi dal voler creare aspettative, consigliamo di seguire il dibattito parlamentare che potrà ancora modificare il testo del decreto e di leggere con attenzione il bando di concorso quando sarà emanato.

Le prove e programmi Preparati al concorso con il corso di Orizzonte Scuola per rientrare nei 24mila posti disponibili

Il concorso prevede

  • prova scritta selettiva computer based con quesiti a risposta multipla da superare con 7/10. La prova riguarda il programma di esame previsto per la prova dei concorsi per la scuola secondaria banditi nel 2018.
  • graduatoria con punteggio prova scritta + titoli
  • immissione in ruolo e anno di prova per  24.000 posti
  • conseguimento dei 24 CFU (se non posseduti) con oneri a carico dello Stato
  • prova orale da superarsi con 7/10
  • conseguimento dell’abilitazione a fine anno prova

I docenti idonei che supereranno la prova scritta con 7/10 ma non rientreranno nei 24.000 posti potranno conseguire l’abilitazione:

  • se hanno una supplenza al 30 giugno o 31 agosto nelle scuole statali
  • conseguono i 24 CFu
  • Superano la prova orale selettiva

Scarica il decreto approvato il 10 ottobre 2019

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Emergenza sostegno in Italia, le scuole sono alla ricerca di insegnanti di sostegno, anche senza specializzazione: doocenti.it

2 ore 36 min fa

Supplenze, cattedre vuote, insegnanti specializzati sul sostegno che mancano. Ecco quali sono le condizioni in cui versa la scuola italiana ad appena un mese dall’inizio delle lezioni.

Le promesse dei vari governi sono state anche quest’anno disattese e chi ne sta pagando di più non è tanto la scuola ma gli studenti, soprattutto quelli che vertono in una condizione di disabilità e necessitano un insegnante di sostegno che gli aiuti nello studio.

Certo, un corso di specializzazione sul sostegno è stato avviato, ma tra prove selettive e posticipazioni varie è partito effettivamente qualche mese fa, non consentendo la puntuale formazione di docenti che andassero a coprire le cattedre vuote in tutta Italia.

Tale situazione che ormai prosegue da parecchi anni, ha fatto sì che questi posti sul sostegno, di natura delicatissima, venissero assegnati a docenti e aspiranti docenti non in possesso del titolo di specializzazione che si erano candidati tramite la Domanda di Messa a Disposizione Sostegno.

Infatti, i Dirigenti Scolastici, messi alle strette dal fallace sistema di reclutamento e convocazione degli insegnanti, devono ricorrere alle domande di Messa a Disposizione Sostegno pervenute per assegnare le cattedre di sostegno vuote a docenti anche non specializzati.

Possono presentare domanda di Messa a Disposizione sul Sostegno tutti coloro i quali siano in possesso dei titoli minimi per l’accesso all’insegnamento Diploma o Laurea (anche triennale). Non è obbligatoria l’abilitazione al sostegno, poiché gli insegnanti di sostegno sono così pochi che le scuole sono costrette a chiamare anche chi non ha alcuna specializzazione!

Data la situazione in cui vertono le scuole, inviare la propria domanda di Messa a Disposizione è fortemente consigliato, perché tutte le scuole ricercano in maniera costante supplenti che coprano i posti di sostegno vacanti.

Inoltre, una supplenza sul sostegno fa maturare punteggio spendibile sia per gli aggiornamenti delle graduatorie previsti nel 2020, sia per i concorsi che sono prossimi a partire.

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Pittoni: scuolabus gratuito non è certo merito del Pd ma della Lega

Dom, 13/10/2019 - 18:49

Se tante famiglie dei comuni montani e non solo potranno continuare a usufruire del servizio scuolabus gratuito, il merito non è certo del Partito Democratico, che ha semplicemente replicato l’Intervento da noi inserito nel decreto Salvaprecari della scorsa estate, stoppato dalla nuova maggioranza M5S-PD” ha riferito Pittoni.

Quanto affermato da Debora Serracchiani, che prova a intestare il provvedimento ai Democratici, non corrisponde al vero. Tali comportamenti sono solo la spia di una coalizione disperata e senza idee per i giovani e per il mondo della scuola” conclude il senatore.

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Supplenze, dopo le convocazioni unificate mancano ancora docenti e Ata

Dom, 13/10/2019 - 18:18

Mancano più di 500 insegnanti negli istituti scolastici del vicentino. L’emergenza riguarda soprattutto sostegno, matematica, lettere e meccanica.

A Vicenza, come abbiamo riferito, le convocazioni dei supplenti docenti e Ata si sono svolte attraverso il metodo unificato. Le convocazioni accentrate però non sono state un successo per tutti: bene a Pisa, dove dopo pochi giorni le cattedre erano al completo, male a Brescia con rinvio nomine docenti e caos particolare per quelle del personale Ata.

Anche nelle scuole vicentine, come riferisce Il giornale di Vicenza, le convocazioni unificate non sono riuscite a coprire tutti i posti e si attendono i dati precisi dell’Atp per tirare le somme esatte. I posti scoperti nelle scuole secondarie di primo grado sarebbero ancora circa 300, molti docenti non si sarebbero presentati nemmeno alle convocazioni.

Non risultano al completo neanche le nomine dei collaboratori scolastici e degli assistenti amministrativi, per i quali si procederà alla chiamata singola.

 

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Fioramonti: sì a trasformazione sostenibile, a scuola mense biologiche

Dom, 13/10/2019 - 17:37

E’ necessario incoraggiare metodologie didattiche come la ‘classe capovolta’ e creare spazi di laboratorio in cui i ragazzi possano lavorare collettivamente, collaborando si impara di più” afferma il ministro.

Fioramonti sul tema della sostenibilità ambientale spiega il lavoro fatto da subito dal Ministero: “Dal primo giorno abbiamo lavorato per una trasformazione radicale in senso sostenibile. Comunicare direttamente con le scuole ci permette di raggiungere oltre dieci milioni di persone. Scrivendo alle scuole le abbiamo incoraggiate a diventare piattaforme di sostenibilità, a ricevere servizi da aziende a loro volta sostenibili, dalle mense biologiche, da progetti di efficienza energetica negli istituti. Greta Thunberg è un simbolo della scuola che cambia”.

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Calo iscritti a scuola, assessore istruzione Sardegna: istituti restano aperti

Dom, 13/10/2019 - 16:57

Meno di 200mila alunni nelle scuole della Sardegna in questo anno scolastico, tanti paletti imposti dal Ministero, ma nonostante ciò Biancareddu assicura che il diritto all’istruzione sarà garantito e gli istituti non chiuderanno i battenti. L’assessore l’aveva riferito qualche mese fa alla Nuova Sardegna e oggi lo ribadisce.

Non si chiude nulla – afferma Biancareddu – le linee guida devono ancora essere approvate. Chi pensa che qualche punto di erogazione, qualche vecchia scuola, venga chiusa ha assolutamente torto e non dice la verità, al massimo qualche autonomia scolastica verrà sottodimensionata”. L’assessore spiega poi la situazione particolare dell’Isola con collegamenti stradali deboli, su cui la Giunta lavora per potenziare il servizio di trasporto con gli scuolabus: “Abbiamo stanziato 4,4 milioni di euro – sottolinea l’assessore – per fare in modo, con nuovi scuolabus, di consentire agli studenti di raggiungere in tempi normali le scuole“.

Biancareddu ha ricordato che la Regione ha stanziato 3,8 milioni di euro per il diritto allo studio dei ragazzi con la fornitura dei libri di testo gratuita.

In Sardegna stanziamenti anche per assumere educatori e porre rimedio al problema della mancanza degli insegnanti di sostegno.

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Il decreto scuola e la mancata valorizzazione del dottorato di ricerca: le critiche di ADI

Dom, 13/10/2019 - 16:25

Al centro della denuncia dell’ADI, il mancato inserimento del dottorato di ricerca quale titolo utile all’accesso al concorso straordinario, previsto nel decreto scuola e riservato ai docenti con 3 anni di servizio nelle scuole secondarie statali. Come si legge nel comunicato dell’associazione di categoria: “Osserviamo con rammarico che il Governo non ha colto questo nuovo decreto per la valorizzazione di tanti dottori di ricerca che hanno dedicato anni della propria vita ad approfondire la propria materia e raggiungere il più alto titolo di studio. Tutto ciò nonostante da anni ormai chiediamo con forza che i dottori di ricerca siano messi nelle condizioni di innalzare la qualità della docenza italiana”.

La priorità indicata negli scorsi anni dall’ADI si rivolgeva proprio alla costruzione di un percorso ad hoc per i dottori di ricerca nell’accesso al mondo della scuola, con l’esonero della prova scritta sull’ambito disciplinare, la garanzia di un elevato punteggio da attribuire al titolo e il riconoscimento dell’attività didattica svolta nell’ambito del dottorato. Richieste puntualmente disattese da governi di diverso colore, osserva ADI, uniti nell’indifferenza verso misure efficaci per promuovere una maggiore integrazione fra sistema dell’alta formazione universitaria e scuola: “I governi cambiano, ma la noncuranza per la categoria più formata d’Italia resta”.

Critica si riconferma la posizione dell’associazione anche nei confronti della precedente ipotesi di valorizzazione del titolo ipotizzata con il Ministro Bussetti, ed oggi rinviata a un possibile successivo intervento normativo, consistente nella garanzia di accesso per i dottori di ricerca a un percorso abilitante speciale. Secondo ADI una tale misura “non poteva essere considerata una adeguata forma di valorizzazione del dottorato”, dal momento che “i PAS non consentivano l’accesso al concorso straordinario, e permettevano l’accesso all’ordinario al pari di tutti gli altri aspiranti docenti; la scarsa considerazione per i dottori di ricerca mostrata da questa proposta è ancora più marcata se si pensa che lo status di abilitato sarebbe stato riconosciuto automaticamente anche agli idonei non vincitori del concorso e il percorso abilitante sarebbe stato a pagamento”, con costi fino a 3 mila euro.

ADI torna quindi a battere sulla necessità e improrogabilità di “misure strutturali”, e non palliative, in grado di ripensare in maniera virtuosa il contributo dei dottori di ricerca per incrementare la qualità dell’insegnamento scolastico. Accanto alla proposta di un percorso pensato per i dottori di ricerca, l’associazione avanza così al Ministero e alla politica tre proposte aggiuntive: l’inserimento dei dottori di ricerca con 2 anni di servizio tra gli aventi diritto a partecipare al concorso straordinario; l’estensione della partecipazione ai concorsi per tutte le classi di concorso in cui si hanno i requisiti e l’apertura della III fascia a nuovi inserimenti. Le ultime due proposte, come risulta evidente, non riguardano soltanto i dottorandi e dottori di ricerca.

Come osserva ADI, la legge di bilancio 2019 ha modificato l’art. 3, comma 4, del D.Lgs. 59/2017 limitando la partecipazione ad una sola Classe di Concorso per grado e sostegno. IN questo modo, aspiranti docenti che hanno investito tempo e denaro per recuperare i CFU necessari per poter partecipare a più Classi di concorso ora si trovano a dover scegliere una sola di queste in fase concorsuale. “Tale scelta, oltre che limitativa, rischia anche di lasciare scoperte classi di concorso”, denuncia ADI nel suo comunicato.

Anche la questione della riapertura delle graduatorie di terza fascia rappresenta un tema cruciale per migliaia di aspiranti docenti. Le graduatorie di istituto infatti riapriranno nel 2020, ma – secondo la normativa attuale (art. 1, comma 107, Legge 107/2015, modificato con la legge di stabilità del 30 dicembre 2016) – saranno chiuse a nuovi inserimenti. “Ciò risulterebbe discriminante nei confronti di chi si è potuto inserire in III fascia nel 2017 o nei trienni precedenti. Inoltre ciò alimenterebbe l’uso delle MAD; attualmente in certe CdC e province le GI vengono già esaurite ed è necessario ricorrere a questo strumento che risulta altamente discrezionale”, osserva in conclusione ADI.

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Regione Veneto, portale orientamento per ridurre dispersione scolastica

Dom, 13/10/2019 - 16:25

Il portale si rivolge a oltre 300mila studenti delle scuole venete secondarie di primo e secondo grado, e verrà presentato il prossimo mese a Verona in occasione del Job&Orienta 2019.

La Regione Veneto mette a disposizione degli studenti lo strumento che può aiutare i ragazzi a scegliere nel mondo scolastico, rispondendo alle domande più diffuse degli studenti e delle loro famiglie.

Il nostro è un progetto coerente e capillare che cerca di rispondere in modo omogeneo, in tutto il territorio regionale, alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie di scegliere un percorso formativo e un progetto di vita adeguato alle proprie capacità/aspettative e alle opportunità del mondo del mondo del lavoro, e uno strumento per gli insegnanti e per le scuole, per ridurre la dispersione scolastica” ha spiegato Donazzan.

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Abilitazione insegnamento, Alfieri: Decreto-scuola discrimina laureati che lavorano nelle paritarie. Saremo costretti a chiudere

Dom, 13/10/2019 - 16:22

Sono esclusi i docenti delle 2.200 scuole secondarie pubbliche paritarie. La legge 62/2000 le obbliga ad avvalersi di docenti abilitati, pena la chiusura, ma lo Stato, cui spetta il diritto-dovere di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, potendo poi scegliere la paritaria.

Da notare che si tratta di un concorso indirizzato non solo ad ottenere un posto di lavoro o a colmare le 24 mila cattedre vacanti, ma anche ad abilitarsi. Un aspirante docente, dopo la laurea, deve abilitarsi. All’art. 6 del decreto si legge che il concorso straordinario abilitante sarà riservato a tutti gli insegnanti con una anzianità pregressa di servizio di almeno 3 anni – anche sul sostegno – e di cui uno nella classe di concorso per la quale affrontano la selezione. Il servizio è preso in considerazione unicamente se prestato nelle scuole secondarie statali. Nulla è previsto per i laureati che lavorano nelle pubbliche paritarie o che potrebbero anche solo ipotizzarlo…

E’ una discriminazione voluta e lucidamente perseguita, che lede il diritto della persona e ci precipita al secolo scorso. Si ricorda che lo Stato non deve fare altro che riconoscere dei diritti che già sono esistenti; il contrario appartiene ai regimi totalitari. Appare evidente che un regime totalitario dichiarato non è differente da uno travestito da democrazia che lede la persona nel suo sviluppo singolo e associativo a colpi di decreti. Siamo oggettivamente in questa situazione.

Quanto deciso il 10.10.2019 mette in crisi l’impostazione personalistica dell’intera Costituzione che cosi recita all’art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Se l’abilitazione è un diritto per il cittadino laureato della scuola pubblica statale, deve esserlo anche per il cittadino laureato della scuola pubblica paritaria. Entrambe appartengono al Servizio Nazionale di Istruzione.

Il riconoscimento dei diritti “inviolabili” dell’uomo è stato per i Costituenti il rovesciamento della prospettiva dei regimi autoritari nei quali al centro del sistema è lo Stato, valore primario di fronte al quale i diritti non hanno tutela.

Possiamo credere forse di asfaltare anni di democrazia faticosamente conquistata con delle pseudo scuse? Difatti all’art. 6 si legge: “Al fine di contrastare il ricorso a contratti a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche statali e per favorire l’immissione in ruolo dei relativi precari, il servizio di cui al comma 5, lettera a), è preso in considerazione unicamente se prestato nelle scuole secondarie statali.”

E’ evidente che lo Stato deve uscirne. Costi quel che costi. Anche la distruzione della democrazia. D’altronde il capolavoro dell’ingiustizia è di apparire giusta senza esserlo.

Ma il capolavoro dell’ingiustizia che appare giusta non finisce qui.

La scuola pubblica paritaria è stata bollata come la scuola dei ricchi per i ricchi (anche quella con le rette a 4.000 euro annui, mentre la pubblica statale ne costa 10.000 di tasse dei cittadini), trasformando cosi l’ingiustizia perpetuata ai danni della famiglia italiana che pur avendo il diritto alla libertà di scelta educativa avendone la responsabilità, se sceglie la scuola statale è apparentemente gratis, se sceglie la scuola paritaria paga due volte con le tasse prima e la retta poi. Ma questa ingiustizia è stata venduta come un privilegio dei ricchi che possono pagare e un privilegio della scuola paritaria di essere pagata…. Ecco il teatro dell’assurdo. L’ingiustizia non dichiarata serve solo ad alimentare la discriminazione, confondendo le parti che si invertono da vittima ad autore.

Cosi, impedendo ai docenti delle scuole pubbliche paritarie di abilitarsi, queste ultime, che hanno per legge l’obbligo di assumere docenti abilitati, dovranno chiudere. Con il disonore che verrà rimproverato loro, di non rispettare la legge. “Cornuti e mazziati”, direbbero a Napoli. Per definire meglio la vergogna: le pubbliche paritarie non prendono i disabili a numero indefinito. Ma non si aggiunge che il sostegno per gli H in quanto tali è dovere dello Stato e che invece resta a carico della scuola, che non potendo pagare chiude, o delle altre famiglie, in una assurda sussidiarietà al contrario.

Quindi quelle 12 mila scuole paritarie sopravvissute alla crisi e al ricatto economico potranno perire di inadempienza. Colpevoli! Quindi il gioco è fatto, il pluralismo è eliminato, il personalismo della Costituzione è distrutto. Restano la buona scuola pubblica di Stato per tutti, ma unica come nei regimi, e la scuola paritaria non più pubblica, dalle rette oltre i 6mila quella dei ricchi per i ricchi che hanno sempre potuto sceglierla. Ma anche questa sarà chiusa, se non avrà gli abilitati… O meglio: prima o poi un decreto dirà agli ex allievi: “Ritorna sui banchi: il tuo titolo non è più valido perché i docenti della tua scuola non erano abilitati”.

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Psicologo a scuola per studenti, famiglie e docenti: in Puglia approvata legge

Dom, 13/10/2019 - 15:56

La proposta del M5S modifica la legge regionale numero 3 del 2009 “Norme regionali per l’esercizio del diritto all’istruzione e alla formazione” per ciò che riguarda la presenza negli istituti scolastici dell’unità regionale di psicologia scolastica.

Diamo concreta applicazione alla norma approvata nel 2009 che istituiva l’unità di psicologia scolastica, purtroppo mai diventata realtà a causa dei ritardi delle giunte che si sono succedute nell’approvare il regolamento attuativo” spiega Bozzetti. La proposta è nata, come spiegato dallo stesso consigliere, per i continui episodi di cronaca che spesso vedono protagonisti i ragazzi a scuola.

Ritenevamo fosse nostro dovere garantire consulenza e sostegno psicologico ai ragazzi, alle famiglie e agli insegnanti che tutti i giorni li supportano nella loro crescita. Un futuro diverso per il Paese crediamo passi da un sistema scolastico completo” ha sottolineato Bozzetti. In programma anche l’istituzione dell’unità di pedagogia scolastica.

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SBC: in legge di Bilancio istituire potenziamento nella scuola dell’infanzia

Dom, 13/10/2019 - 15:28

L’organico della scuola dell’infanzia necessita, nell’ambito dell’organico dell’autonomia, di posti di potenziamento già istituiti dalla legge 107 negli altri ordini e gradi di istruzione.

In questo grado di scuola il potenziamento potrebbe essere utile in quelle sezioni sovraffollate, nelle sezioni con anticipatari, per realizzare laboratori per gruppi di età, laddove le sezioni sono eterogenee, per supporto agli alunni BES, alla genitorialità, alla gestione dei plessi, alla sostituzione dei docenti assenti per un giorno (non è prevista la nomina del supplente) per evitare la suddivisione dei piccoli alunni nelle altre sezioni già affollate.

La richiesta, ormai inderogabile, deve essere ovviamente portata nella legge di bilancio 2020, ma al momento non c’è, o meglio non è stata messa nelle tematiche prioritarie riguardanti la Scuola, dove il Ministro dell’Economia ha detto che non ci saranno tagli ma nemmeno nuovi investimenti, questo comunque sarà da vedere, anche perché il Ministro Fioramonti ha ripetuto più volte che se non ci saranno investimenti è pronto a dimettersi a dicembre.

Allora due, a nostro avviso, possono essere le strade da percorrere per istituire il potenziamento nella scuola dell’infanzia: o si prevedono investimenti, se ci saranno risorse ad hoc, o si ridistribuiscono le risorse interne con economie cosiddette di sistema.

In pratica il potenziamento nell’infanzia si potrà istituire al 50% con nuovi investimenti e con l’altro 50% con una riduzione di posti di potenziamento dell’organico dell’autonomia degli altri ordini e gradi di scuola, ovvero al 100% con la riduzione del potenziamento negli altri ordini e gradi di scuola, mettendo fine ad una disparità di trattamento ai danni di questo importantissimo ordine di scuola, voluto dalla 107 del 2015 e che è uno dei tanti aspetti negativi di questa legge che ora bisogna correggere.

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Al via progetto Miur per l’infanzia Bimbinsegnantincampo

Dom, 13/10/2019 - 12:55

E’ sulla base di questo principio che il Miur in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria ha avviato il progetto “Bimbinsegnantincampo… competenti si diventa”.

L’annuncio alla apertura delle adesioni per il 2019/2020 è stato formalizzato con la circolare ministeriale dove sono indicati tutti i dettagli per partecipare.

La logica alla base di questa iniziativa- come si legge nella circolare – è quella della didattica per competenze: le attività ludico-motorie, in esso presenti, sono tese a costruire, nei bambini dai 3 ai 5 anni, un bagaglio motorio ampio, composto da conoscenze e abilità che diventano competenze spendibili nella vita sociale e per tutto l’arco della vita, in un percorso in divenire di ricerca-azione.

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Aumenti stipendiali, stanziati fondi per 80 euro in più nella busta paga

Dom, 13/10/2019 - 12:40

E’ il calcolo a cui si arriva facendo la ripartizione delle risorse, pari a un miliardo, che il Governo vorrebbe inserire nella manovra finanziaria in aggiunta a quanto già stanziato dal Governo precedente.

A fare due calcoli è stato il Messaggero, precisando che le risorse attuali sarebbero ripartite una parte nel 2020 e una nel 2021; quindi proprio in virtù  dei 1,775 miliardi di euro stanziati in precedenza (per un totale di 2,7 miliardi), il rinnovo del contratto 2019-2021 porterebbe una busta paga più pesante a 3 milioni di dipendenti pubblici.

Prima di esultare, sarà necessario attendere la riunione fra sindacati e ministro per la Funzione pubblica, convocata nella stessa giornata in cui il consiglio dei Ministri dovrebbe approvare la manovra finanziaria: martedì 15 ottobre.

Secondo il quotidiano romano, sono già scattati paragoni con gli aumenti contrattuali nel settore privato a tutto vantaggio di quest’ultimo. Unica consolazione potrebbe consistere in una tassazione ridotta (pari al 10%) da applicare esclusivamente agli 80 euro lordi che così si tramuterebbero in un netto più consistente che potrebbe lievitare ulteriormente in caso di riduzione del cuneo fiscale.

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